Corpus

photo: Roberto Andreani

Titolo: Corpus

Organico: due corpi e live electronics

Anno: 2008

Editore: ICARUS

Prima esecuzione assoluta:

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C’è sempre bisogno di qualcosa per tramutare in atto la propria idea: un buon esecutore, una tela, un palcoscenico…
A me occorreva una Bottega di Corpi e qualcuno che ne possedesse le chiavi ed i segreti. È così che Loredana Parrella ed io ci siamo trovati; c’è stato poi bisogno di credere che il nostro incontro fosse prezioso e inevitabile per concederci vicendevolmente ampi sconfinamenti nei territori altrui: la fiducia è una forma di libertà. Nella performance, le posture impostemi dall’atto coreografico mi regalano in realtà la libertà che cerco; accetto di buon grado le difficoltà d’un corpo obbligato alla forma altrui poiché in quel quid di personale imponderabilità mi si offre la possibilità di reinventare le mie idee.
La mia contropartita è privare questo corpo del movimento a cui anela: quello che ottengo è una danzatrice con i piedi inchiodati a terra, forzati alla staticità fredda e straniante del condannato recluso, alla transitoria immobilità del malato in ascolto. Solo così questo corpo estraneo e familiare mi appartiene, solo a queste condizioni posso cercare in esso ciò che mi compete.
Il suono dice il corpo eppure lo cancella, lo vanifica, lo priva dell’idea del corpo
risparmiandone soltanto la costituente materia.
Ed è proprio in virtù di tale annullamento che la performance si tramuta in un atto di
disincanto e oblio. Mi perdo in questo corpo altrui, in questo osceno deserto che mi
costringo a non vedere, che mi ostino a dimenticare per liberare innanzitutto il mio corpo da tutto ciò che non abbia una base organica.
Corpo a Corpo è un cerchio incompiuto, ancora una volta. La danzatrice / performer
tornerà, al termine della pièce, a occupare lo spazio ideale che l’ha vista, in apertura, come puro medium tra le mie mani; eppure con il suo ritorno non si compie forse alcunché. 

Tornerà, è vero, ma nel suo atto non c’è conciliazione né redenzione: sarà piuttosto come un figliol (im) prodigo che torna alla casa del padre solo per darla alle fiamme.

m.g. (2009)